Tesi di Laurea di Annalisa Dell'Annunziata

Tesi

Poesia Digitale: dispositivi di automazione, animazione, olografia e ambiente ipertestuale. Teoria e critica del testo e della scrittura

Abstract [continuo]

La poesia digitale, e quindi la scrittura elettronica, è immateriale e virtuale (terza costante). L'informatica riscrive la storia della scrittura sospingendo a riconfigurare e andare oltre il concetto di scrittura fonetica. La scrittura elettronica aspira all'inclusione, ricordando in questo le forme più antiche di scrittura, alle quali si avvicina ben più della pura scrittura alfabetica. Gli elementi di cui si compone un sistema di scrittura possono rappresentare parole, sillabe o singoli fonemi di un linguaggio parlato, o essere segni visivi privi di qualunque riferimento alla lingua. La scrittura può anche fare a meno di segni visibili e di una superficie visibile di scrittura. Il mezzo elettronico, infine, annulla la distinzione tra scrittura e interpretazione (quarta costante), affermando la stretta relazione testo-lettore: nella scrittura elettronica non esiste testo senza l'input del lettore. La filosofia di Derrida fornisce, secondo Landow, il punto d'appoggio teorico più significativo alle poetiche dell'ipertesto. Il modello di testo che Derrida propone è strutturato in modo plurale e differenziale, pensabile come un tessuto di tracce e rinvii che ne fanno una manifestazione eventuale, un punto in perpetua trasformazione di un originario movimento di scrittura che impedisce qualsiasi sua riduzione ad una semplice forma di presenza. Secondo Bolter, non dobbiamo da ciò desumere che il decostruzionismo sia la teoria della scrittura più coerente col mezzo elettronico. La decostruzione di un testo utilizza una terminologia coerente col computer per il fatto stesso di andare contro le assunzioni su cui si fonda la cultura della stampa. Con La disseminazione e Della grammatologia, Derrida abbatte la verità assoluta proposta dal logocentrismo e dal fonocentrismo. Non c'è più un unico significato, non ci sono più certezze, ogni testo vive solo nell'ipertestualità infinita, privo di destinazione e di circolarità. Superato il concetto di scrittura fonetica, grazie al decostruzionismo e superato lo stesso decostruzionismo, possiamo affermare che la scrittura elettronica realizza pienamente l'ipotesi della teoria del senso, secondo la quale la significazione può servirsi di forme semiotiche diverse al fine di realizzarsi. Da un punto di vista semiotico, l'arte per antonomasia, la madre di tutte le arti, è il teatro; arte dell'interazione di strumenti, linguaggi e codici, capace di produrre nel ricevente un'esperienza rapportata non solo alla partecipazione fisica, percettiva e cognitiva, ma anche alla natura della sensibilità e alla partecipazione psichica. Nel suo divenire il testo-spettacolo, in quanto legato al tempo e allo spazio, è un testo che si realizza, un testo di cui lo spettatore segue la messa in scena. Date queste caratteristiche Brenda Laurel, autrice di un'opera intitolata Computer as Theatre, privilegia proprio il teatro come modello di comprensione di ogni fenomeno d'interattività. Il carattere effimero e transitorio della poesia elettronica non impedisce, quindi, lo sviluppo di una semiotica specifica, fondata su una critica dei processi che l'attraversano, al di là della caratteristica della sua messa in scena (che non può più essere ripetuta) e dei codici multipli ai suoi livelli di struttura. Le modalità di ricezione della poesia elettronica fanno pensare ad una semiosi non comunicativa; il ricevente ne interpreta il messaggio (le cui proprietà sono quelle di un processo in continua modificazione) senza riuscire a decodificarlo completamente. Nella poesia informatica la produzione del senso s'installa, allora, secondo un ordine discontinuo, come di norma in un caso di semiosi in situazione, di una forma di comunicazione non informativa e non completamente totalizzabile. Ciò avviene per due ragioni: 1 – per la quota d'assenza presente ogni volta (il nostro rapporto con l'opera d'arte è sempre caratterizzato da una selezione e da una parte); 2 – per le competenze del ricevente, ridotte durante l'atto della lettura a fenomeni d'intermittenza e/o scomparsa accelerati dall'instabilità testuale. Giunti a questo punto, dichiariamo con Landow che «i critici dovranno essere come i critici teatrali: si criticherà solo un'esperienza di un lavoro, che in realtà potrebbe avere diverse incarnazioni».

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Annalisa Dell'Annunziata